IL PERFETTO GENITORE

La figura del genitore riveste un ruolo essenziale nell’esperienza calcistica dei giovani atleti. Essere un genitore perfetto in questo contesto significa sostenere e incoraggiare i propri figli in modo positivo, creando un ambiente di supporto e fiducia che favorisca lo sviluppo sia sul campo che nella vita di tutti i giorni.

Il genitore perfetto è prima di tutto un modello di comportamento, che si impegna a rispettare gli altri genitori, gli allenatori, gli arbitri e i giocatori. Mostrando rispetto per tutte le persone coinvolte nel mondo del calcio giovanile, il genitore contribuisce a creare un clima positivo e costruttivo che favorisce la crescita e il benessere dei giovani atleti.

La comunicazione è un altro elemento chiave del genitore perfetto. Si impegna a mantenere un dialogo aperto e sincero con i propri figli, ascoltando le loro preoccupazioni, condividendo le loro gioie e offrendo supporto in caso di difficoltà. Inoltre, il genitore perfetto comunica in modo rispettoso con gli altri genitori e con lo staff tecnico, contribuendo a creare un clima di collaborazione e fiducia all’interno della comunità calcistica.

Infine, il genitore perfetto ricorda sempre che il vero scopo del calcio giovanile non è solo la vittoria, ma anche la crescita personale e il divertimento. Si impegna a promuovere valori come la lealtà, il rispetto e il fair play, incoraggiando i propri figli a essere dei veri sportivi in ogni situazione.

In sintesi, il genitore perfetto è un alleato prezioso nel percorso di sviluppo dei giovani atleti, che sostiene e incoraggia con amore e rispetto, contribuendo a creare un ambiente positivo e stimolante in cui i ragazzi possono crescere e prosperare.

Stralcio di una lettera che i ragazzi di una squadra piemontese hanno scritto ai loro papà

 “Lo sai, papà, che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia quando ti sei arrampicato sulla rete di recinzione, urlando contro l’arbitro? Io non ti avevo mai visto cosi arrabbiato! Quante volte IO ho fatto degli errori senza che tu mi dicessi nulla… anche se ho perso la partita mi sono  divertito lo stesso.

Ho ancora molte gare da  giocare e sono sicuro che se non griderai più  l’arbitro sbaglierà di meno… Papà non darmi suggerimenti che mi fanno solo star male: “tira”, “passa”, “buttalo giù”… Mi hai sempre insegnato a rispettare tutti, anche  l’arbitro e gli avversari e di essere sempre educato… Se buttassero giù me, quante parolacce diresti? Quando il mister mi sostituisce o non mi fa giocare, non arrabbiarti, io mi diverto anche a vedere i miei amici, stando seduto in panchina. Siamo in tanti ed è giusto far giocare tutti.

Per piacere, insegnami a pulire le mie scarpe da calcio. Non è bello che tu lo faccia al posto mio, ti  pare? Non dire alla mamma al ritorno dalla partita: “oggi ha vinto” o “ha  perso”, dille solo che mi sono divertito tanto e basta. E poi non raccontare, ti prego, che ho vinto perché ho fatto un gol bellissimo: non è vero, papà! Ho buttato il pallone dentro la porta perché il mio amico mi ha fatto un bel passaggio, il mio portiere ha parato tutto, perché assieme agli altri amici, ci siamo impegnati moltissimo: per questo abbiamo vinto.

E ascoltami papà: al termine della partita non venire nello spogliatoio per vedere se faccio bene la doccia o se so vestirmi. Che importanza ha se mi metto la maglietta storta? Papà, devo imparare da solo! Sta sicuro che diventerò grande anche se avrò la maglietta rovesciata, ti sembra? E lascia portare a me il borsone, vedi? C’è stampato sopra il nome della mia squadra e mi fa piacere fare vedere a tutti che gioco al pallone.

Non prendetela papà, se ti ho detto queste cose, lo sai che ti voglio bene.

Ma adesso è già tardi. Devo correre al campo per  l’allenamento…

La lettera di Baggio ai giovani calciatori

Vorrei invitare i giovani a riflettere su queste parole:

La prima è PASSIONE.  Non c’è vita senza passione e questa la potete cercare solo dentro di voi. Non date retta a chi vi vuole influenzare. La passione si può anche trasmettere. Guardatevi dentro e lì la troverete.

La seconda è GIOIA. Quello che rende una vita riuscita è gioire di quello che si fa. E proprio dalla gioia nasce quella sensazione di completezza di chi sta  vivendo pienamente la propria vita.

La terza è CORAGGIO. E’ fondamentale essere coraggiosi e imparare a vivere credendo in voi stessi. Avere problemi o sbagliare è semplicemente una cosa naturale. E’ necessario non  farsi sconfiggere. La cosa più importante è  sentirsi soddisfatti, sapendo di aver dato tutto. Di aver fatto del proprio meglio, a modo vostro e secondo le vostre capacità. Guardate al  futuro e avanzate. 

La quarta è SUCCESSO.  Di questa parola che sembra essere rimasta l’unico valore nella nostra società. Ma cosa vuol dire avere SUCCESSO? Per me vuol dire realizzare nella vita quello che si è, nel modo migliore. Questo vale sia per il calciatore, per il falegname, l’ agricoltore o per il fornaio. 

La quinta è SACRIFICIO. Il sacrificio è l’essenza della vita, la porta per capirne il significato. La giovinezza il tempo della costruzione. Per questo bisogna  allenarsi bene adesso: da ciò dipenderà il vostro futuro. 
Per questo, gli anni che state vivendo sono così importanti. 

Non credete a ciò che arriva senza sacrificio, non fidatevi è un’illusione.  Lo sforzo e il duro lavoro costruiscono un ponte tra i sogni e la realtà

il decalogo

  • Ricordare che l’attività è svolta da un bambino e non da un adulto.
  • Non decidere troppo per lui.
  • Non interferire con l’allenatore nelle scelte tecniche, evitando anche di darne giudizi in pubblico (in casi di episodi gravi, rivolgersi in Società).
  • Non rimarcare troppo al bambino una partita mal giocata o quant’altro, evitando di generare in lui ansia da prestazione (non bisogna essere né ipercritici, ne troppo accondiscendi alle sue richieste, spesso solo capricci).
  • Incitare sempre il bambino a migliorarsi, facendogli capire che l’impegno in allenamento in futuro premierà ( rendendolo gradatamente consapevole che, come a scuola, per fare bene occorre un impegno serio).
  • Abituare il bambino a farsi la doccia, legarsi le scarpe e portare la borsa da solo (rendendolo piano piano
    autosufficiente).
  • Non entrare nel recinto di gioco e nello spogliatoio se non autorizzati.
  • Controllarsi durante le partite: un tifo eccessivo è diseducativo per i bambini e nuoce all’immagine della società.
  • Ascoltare il bambino e vedere se quando torna a casa da un allenamento o da una partita è felice.
  • Ricordare che sia i compagni che gli avversari del proprio bambino, sono bambini a loro volta e pertanto vanno rispettati quanto lui e non offesi.
  • Non punire facendo saltare gli allenamenti, utili per fare movimento e ridurre lo stress, ma concordare con la società e l’istruttore un eventuale non convocazione o “partita in panchina”
  • Rispettare l’arbitro e non offenderlo: molto spesso gli arbitri sono dirigenti e anche loro genitori che stanno aiutando il calcio giovanile e tutti possono sbagliare.

Ricordarsi che non sempre l’erba del vicino è davvero più verde: pertanto, prima di criticare l’operato della società cercare di capire, chiedendo direttamente spiegazione ai Dirigenti Responsabili di eventuali scelte ritenute ingiuste…

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